Paleolibertarismo

Una fusione strategica fra economia anarco-capitalista e tradizionalismo culturale, secondo cui la libertà richiede istituzioni sociali volontarie forti invece della dissoluzione di tutte le norme ereditate.

Posizione sulla bussola: auth-right (8.5, 1.0) · 1990s – present

Pensatori principali

  • Murray Rothbard
  • Lew Rockwell
  • Hans-Hermann Hoppe

Origini

Formulato da Murray Rothbard e Lew Rockwell attorno al 1990, come rottura esplicita con il liberalismo culturale del libertarismo americano mainstream e come tentativo di costruire un'alleanza con la destra tradizionalista.

L'argomento strategico

La diagnosi di Rothbard era che il libertarismo avesse fallito politicamente perché si era legato a posizioni culturali che alienavano proprio la popolazione più ricettiva al suo messaggio economico. La sua proposta era separare le due cose: tenere l'economia antistatale senza attenuazioni, e abbandonare il presupposto che l'opposizione all'autorità statale implichi opposizione alle norme sociali tradizionali.

La giustificazione teorica è che il libertarismo riguardi l'uso legittimo della forza, e nient'altro. Dice che lo Stato non può vietare una pratica. Non dice che la pratica sia ammirevole, né che privati e comunità non possano disapprovarla, escludere sulla sua base, o organizzare le proprie associazioni per escluderla. In questa lettura, il liberalismo culturale è un impegno aggiuntivo introdotto di contrabbando, non qualcosa che la dottrina implichi.

L'argomento istituzionale

La versione più forte, sviluppata da Hans-Hermann Hoppe, sostiene che un ordine senza Stato richieda in realtà istituzioni tradizionali dense. Se non c'è uno Stato a imporre l'ordine, l'ordine deve venire da famiglia, chiesa, comunità e patto. Indebolirle e il disordine che ne risulta genera domanda di Stato: per questo, secondo tale ricostruzione, dissoluzione culturale ed espansione statale sono causalmente collegate e non solo simultanee.

Democracy: The God That Failed di Hoppe (2001) estende il ragionamento in un attacco alla democrazia stessa, sostenendo che i governanti eletti sono custodi temporanei con incentivi a estrarre valore nel breve periodo, mentre i sovrani ereditari con proprietà permanente hanno incentivi a preservare il valore del capitale nel lungo periodo. La conclusione — che la monarchia sia preferibile alla democrazia, e le comunità private a patto preferibili a entrambe — è fra le posizioni più contestate della famiglia libertaria.

Perché la fusione è contestata

I libertari mainstream sollevano due obiezioni. La prima è di principio: l'esclusione imposta dalla pressione comunitaria invece che dalla legge resta una limitazione della libertà, e una dottrina che vi sia indifferente ha ristretto la libertà al solo significato di libertà dal governo. È la disputa fra libertari thick e thin, e il paleolibertarismo è la versione più netta della posizione thin.

La seconda riguarda le conseguenze. La strategia di allearsi con il tradizionalismo culturale per costruire una coalizione antistatale ha, nella pratica, prodotto ripetutamente movimenti che hanno conservato la politica culturale e scartato l'economia antistatale. I critici sostengono che l'alleanza sia asimmetrica per costruzione.

Posizione sulla bussola

Il paleolibertarismo è il motivo per cui un modello a due assi può ingannare se letto con leggerezza. La sua posizione economica è all'estrema destra; quella sociale dipende interamente dal fatto che l'asse misuri la coercizione legale o il conformismo sociale. Misurato giuridicamente è fortemente libertario; misurato in termini di società che propugna è autoritario. Il nostro test misura le posizioni sull'autorità statale, il che colloca questa tradizione più in alto sull'asse verticale di quanto farebbero in genere i suoi aderenti.

Principi fondamentali

  • Economia antistatale senza compromessi, fino all'anarco-capitalismo incluso.
  • La libertà riguarda solo l'uso della forza, non l'approvazione o la disapprovazione sociale.
  • La libertà di associazione comprende la libertà di escludere.
  • Le istituzioni tradizionali sostituiscono lo Stato e rendono praticabile l'assenza di Stato.
  • Decentramento e secessione sono preferibili alla riforma su scala nazionale.

Critiche ricorrenti

  • La coercizione esercitata dalla comunità invece che dallo Stato resta coercizione in qualsiasi accezione sostanziale di libertà.
  • La strategia dell'alleanza ha storicamente rafforzato il tradizionalismo culturale assai più dell'antistatalismo.
  • L'argomento di Hoppe a favore della monarchia sulla democrazia abbandona le fondamenta consensualistiche della tradizione stessa.
  • Comunità a patto con diritti di esclusione illimitati possono riprodurre le gerarchie che la dottrina dice di combattere.
  • La posizione non ha quasi alcuna presenza istituzionale fuori da una ristretta cerchia intellettuale.

Riferimenti e approfondimenti

  • Murray Rothbard, Right-Wing Populism (1992)
  • Hans-Hermann Hoppe, Democracy: The God That Failed (2001)