Enciclopedia delle ideologie politiche
Sedici tradizioni politiche, ciascuna con gli argomenti fondativi, gli impegni essenziali, le obiezioni più solide che le sono state rivolte e la posizione approssimativa sulla bussola a due assi.
- Anarco-capitalismo — La posizione secondo cui ogni servizio oggi fornito dallo Stato, compresi diritto, tribunali e difesa, potrebbe e dovrebbe essere offerto da imprese private in concorrenza su un mercato volontario.
- Conservatorismo — Più una disposizione che un programma: tratta le istituzioni ereditate come conoscenza pratica accumulata e considera i progetti astratti di ricostruzione sociale come probabili distruttori di più di quanto creino.
- Democrazia Cristiana — Una tradizione centrista che applica la dottrina sociale cattolica e protestante alle politiche pubbliche, accettando l'economia di mercato ma pretendendo che sia delimitata da obblighi verso la famiglia, la comunità e i più fragili.
- Distributismo — La tesi secondo cui la proprietà produttiva — terra, attrezzi, botteghe, imprese — dovrebbe essere posseduta il più diffusamente possibile dalle famiglie comuni, invece che concentrata nelle grandi società o nello Stato.
- Liberalismo classico — La dottrina illuminista secondo cui il governo legittimo poggia sul consenso, è limitato alla protezione di vita, libertà e proprietà, ed è vincolato da una legge che esso stesso non può scavalcare.
- Libertarismo — La posizione secondo cui la libertà individuale è il valore politico primario, lo Stato deve limitarsi a proteggere i diritti, e gran parte di ciò che i governi fanno oggi è insieme ingiusto e controproducente.
- Libertarismo sociale — La posizione secondo cui la libertà autentica richiede sicurezza materiale oltre che assenza di interferenza, e un reddito di base incondizionato è il modo più diretto per garantirla.
- Marxismo-leninismo — La dottrina, sviluppata da Lenin e codificata sotto Stalin, secondo cui il socialismo si realizza con la conquista del potere statale da parte di un partito d'avanguardia disciplinato, che poi dirige centralmente l'economia per conto della classe operaia.
- Minarchismo — La posizione secondo cui lo Stato è giustificato, ma solo nella forma più ristretta possibile: tribunali, polizia e difesa nazionale, e nient'altro.
- Nazionalismo — Il principio secondo cui l'umanità è naturalmente divisa in nazioni, ciascuna nazione ha diritto ad autogovernarsi, e i confini dello Stato devono coincidere con quelli della nazione.
- Ordoliberalismo — Una variante tedesca del liberalismo secondo cui i mercati concorrenziali non sorgono spontaneamente ma vanno costruiti deliberatamente e difesi di continuo da uno Stato forte che fissa le regole senza dirigere gli esiti.
- Paleolibertarismo — Una fusione strategica fra economia anarco-capitalista e tradizionalismo culturale, secondo cui la libertà richiede istituzioni sociali volontarie forti invece della dissoluzione di tutte le norme ereditate.
- Politica verde — Una tradizione che organizza la politica attorno ai limiti ecologici, sostenendo che un'economia fondata sulla crescita indefinita su un pianeta finito non sia un errore di politica economica ma una contraddizione strutturale.
- Sindacalismo — La dottrina secondo cui i lavoratori devono assumere direttamente il controllo della produzione tramite i propri sindacati, e il sindacato — non il partito né lo Stato — è il veicolo tanto della lotta quanto dell'amministrazione futura.
- Socialdemocrazia — Il progetto di ottenere un'uguaglianza economica e una sicurezza sostanziali per via parlamentare, all'interno di un'economia di mercato e sotto un governo costituzionale liberale.
- Tecnocrazia — La tesi secondo cui le decisioni politiche dovrebbero essere prese da chi possiede competenza pertinente, sul presupposto che la maggior parte delle questioni di governo abbia risposte tecnicamente migliori e peggiori che l'opinione popolare è mal posizionata per individuare.